Edward Wilson e Thomas Lovejoy: doppio lutto per la biologia

È morto ieri, il 26 dicembre, alla veneranda età di 92 anni un gigante nel bene e nel male della biologia: Edward Osbourne Wilson. Qui l’annuncio della E.O. Wilson Foundation. Subito dopo aver letto questa notizia, ho appreso che l’altro ieri, il 25 dicembre, è morto anche Thomas Lovejoy a 80 anni. Qua l’annuncio della George Mason University, dove era professore emerito. I loro contributi sono stati molteplici, soprattutto nell’ecologia. A fine articolo fornisco anche un paio di link a due libri specialistici gratuiti sulla biodiversità e la conservazione.

Edward Wilson, assieme a Robert MacArthur, ha dato vita allo studio della distribuzione geografica e temporale delle specie nelle isole, con accento sull’equilibrio tra di loro, le relazioni con i loro areali, i meccanismi che influivano su questi fattori, i processi con cui gli stessi organismi influenzavano a loro volta l’ambiente.
Questo campo di ricerca è detto biogeografia insulare, poi esteso e applicato a vari altri contesti paragonabili in cui una zona è isolata dalle altre, come le oasi nel deserto, i rifugi glaciali o le riserve naturali in contesti urbanizzati.
Infatti Wilson è tra i più importanti riferimenti nello studio della biodiversità e nella conservazione naturale, cui assieme ai suoi colleghi ha dato strumenti matematici e concettuali per operare con efficacia.

Ha anche contribuito alla nascita dell’Encyclopedia of Life ed è stato tra i soci fondatori in USA del Comitato per l’Indagine Scientifica delle Affermazioni sul Paranormale di Paul Kurtz (oggi Committee for Skeptical Inquiry o CSI), cui poi Piero Angela si ispirò per fondare il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale o CICAP.

Si è occupato poi di tassonomia, estinzioni di massa e microevoluzione. Ma la sua opera più nota è l’immenso lavoro dedicato allo studio degli insetti eusociali, cioè termiti, api, vespe e in particolare formiche, organizzati in colonie divise in caste e alto grado di cooperazione tra individui subordinati al benessere collettivo.
Celebri sono due frasi satiriche di Wilson in cui paragonava la politica umana alle formiche: “Karl Marx aveva ragione, il socialismo funziona, ha solo sbagliato specie” e “se le formiche potessero usare la bomba atomica, distruggerebbero il mondo in una settimana”.
Assieme ad altri autori come William Bossert e Bert Hölldobler ne ha determinato i meccanismi di comunicazione basati sulle tracce chimiche e la peculiare struttura sociale, sviluppando il concetto di superorganismo ed espandendo le teorie sulla selezione di gruppo.
Wilson e Hölldobler hanno scritto libri che sono capolavori della divulgazione in questo ambito e che consiglio, come “Formiche” oppure “Il superorganismo” (su quest’ultimo c’è la recensione del prof. Mauro Mandrioli di Unimore qua).

A partire da questi studi Wilson poi si interessò alla sociobiologia, sostenendo che il comportamento degli animali, uomo incluso, può essere spiegato in termini evolutivi unicamente come selezione dei soli geni (in ciò riprendendo il genecentrismo di Richard Dawkins, che in seguito Wilson avrebbe abbandonato), e arrivando a sostenere che non esiste libero arbitrio, tutto è genetico.
La sua idea però è stata molto criticata da evoluzionisti e antropologi come Richard Lewontin, Stephen J. Gould, Devra Kleiman e Marshall Sahlins, che l’accusarono di determinismo biologico e di ignorare i prodotti culturali umani e l’influenza dell’ambiente oltre i geni. Ne scaturirono feroci polemiche che coinvolsero anche la politica e la religione (cui si interessò negli ultimi anni di carriera). Sulla sociobiologia, i punti sostenuti, le critiche, cosa è rimasto nell’attuale ricerca e dibattito biofilosofico, cosa è stato messo da parte, c’è questo riassuntone cliccando qui.

Thomas Lovejoy è stato un ecologo specializzato in ambienti tropicali, tra i padri fondatori della biologia della conservazione assieme a Bruce Wilcox con cui nel 1978 organizzò la prima conferenza internazionale sulla ricerca in questo campo, e ha introdotto il concetto di biodiversità.

Lovejoy si impegnò tantissimo nel tutelare gli ambienti naturali e sensibilizzare l’opinione pubblica, collaborando con numerosi enti scientifici e istituzioni politiche. Fu particolarmente attivo per quanto riguarda l’Amazzonia, in cui ha lavorato per 50 anni, e propose l’idea di condonare alcuni debiti dai paesi in via di sviluppo in cambio di investimenti in progetti di conservazione (so che ci sono economisti che ne hanno criticato la fattibilità ma non ho alcuna nozione in merito, se ne sapete di più potete darmi dei riferimenti nei commenti).

Il suo lavoro, assieme a quello dei suoi colleghi, è stato fondamentale per far comprendere l’importanza della tutela della straordinaria varietà di ecosistemi, specie, popolazioni e anche geni e adattamenti: la diversità biologica è una ricchezza di per sé, e rimuovendo un tassello possono crollarne molti altri che ne dipendono in una fitta rete di interazioni.
Se volete, la conservazione è importante anche per i servizi che come specie umana possiamo trarne direttamente (si pensi al cibo che produciamo, alle sostanze che estraiamo dalle piante per la medicina o l’industria, alle idee tecnologiche ispirate dalla sterminata serie di adattamenti in natura).

La diversità degli organismi assume varie forme. Semplificando molto, c’è quella di specie, che può essere analizzata a seconda dell’affinità tassonomica tra le stesse; per esempio, 50 specie di una stessa famiglia o 30 ripartite in 7 famiglie diverse possono dare indicazioni scientifiche differenti. Questa è distinta dall’abbondanza e dalla densità di individui, che rappresentano ulteriori informazioni e possono a loro volta portare tra le popolazioni una diversità in forma genetica, a livello microscopico (es. enzimi o suscettibilità a certe malattie) o macroscopico (es. forma dei becchi). E c’è poi la diversità ecologica, a seconda delle nicchie occupate, degli habitat coinvolti e dei ruoli assunti in un ecosistema.

Nel 1980 Bruce Wilcox e Michael Soulé curarono la monografia “Conservation biology: an evolutionary-ecological perspective”, in cui Lovejoy contribuì anche e soprattutto coniando il concetto ad ampio spettro di “diversità biologica”. Prima si usavano altri termini dall’ambito più specifico e ristretto. Quasi immediatamente Walter Rosen lo contrasse in biodiversità, che oggi si usa universalmente per parlarne.

Wilson ha pubblicato il voluminoso testo “Biodiversity”, disponibile gratuitamente come PDF (in inglese) cliccando qui. Sulla biologia della conservazione è disponibile gratuitamente anche quest’altro testo (sempre in inglese), in cui Lovejoy si occupa di un capitolo.

Un pensiero su “Edward Wilson e Thomas Lovejoy: doppio lutto per la biologia

  1. Pingback: Bert Hölldobler e Edward Wilson – Formiche: storia di un’esplorazione scientifica | Biologica Blog

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